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Europa, Lavoro, Appalti

Con il 51,9% dei voti il Regno Unito ha scelto di uscire dall’Unione europea. Una decisione che si rifletterà sull’intera comunità che sta cercando in queste ore di valutare le conseguenze sia dal punto di vista economico che cultura. E gli effetti della Brexit si sentiranno anche nel mondo della cooperazione se si considera che con l’uscita della Gran Bretagna l’Ue perde circa 7mila cooperative con 17,5 milioni di soci, per un valore di 34 miliardi di sterline.

Complessivamente per il sistema delle piccole e medie imprese italiane si stima una perdita di export per 727 milioni di euro, con ricadute più pesanti per il settore dell’agroalimentare che esporta prevalentemente nei Paesi europei. Di questi, circa 600 milioni di euro deriverebbero dalla cooperazione per la quale la Gran Bretagna rappresenta una piazza strategica, seconda solo alla Germania, in particolare per i comparti come ortofrutta fresca e trasformata (200 mln di euro), vino (185 mln), latte e formaggi (80 mln) e salumi e carni fresche (oltre 70 mln), che per Alleanza delle Cooperative agroalimentari vale l’8,5% del totale export.

Cooperazione Finanza Impresa: simbolo dell’Italia che ce la fa

«Cfi è stata la prima intuizione dell’Alleanza delle Cooperative, prima ancora che si cominciasse a parlare di Alleanza, per la capacità di leggere i bisogni e di costruire risposte che partono dal basso e vedono il protagonismo delle persone vera distintività delle cooperative». Lo ha detto Maurizio Gardini, copresidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, intervenendo all’assemblea per il trentennale di Cooperazione Finanza Impresa. «Stop al degrado e alla spirale dell’illegalità. Rappresentiamo chi sta dalla parte giusta. Non giustifichiamo scorciatoie» ha poi aggiunto Gardini parlando di legalità.

I lavori sono stati introdotti da Rosario Altieri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative, che ha evidenziato l’importanza della Legge Marcora che ha saputo esaltare la capacità delle cooperative di rispondere al bisogno di lavoro.

«Cfi è il simbolo dell’Italia che ce la fa. In 30 anni sono stati investiti 201milioni di euro che hanno permesso di dar vita a 357 imprese e realizzare 14.521 posti di lavoro. Cfi è sinonimo di politiche attive. Non investe soldi per sostenere i lavoratori che stanno a casa, ma promuove la nascita di nuove imprese». Lo ha detto Camillo De Berardinisamministratore delegato di Cfi.

«L’impresa è infrastruttura sociale indispensabile in cui è necessario coltivare il protagonismo del lavoro – ha detto Giuliano Poletti, ministro del Lavoro intervenendo all’assemblea –. Il futuro del lavoro è nelle politiche attive del lavoro orientate all’innovazione Il paese cambi cultura. Occorre creare la cultura che apprezza il merito e riconoscere i risultati di chi si è preso delle responsabilità. Avvicinare i giovani al mondo cooperativo è un modo per seminare il futuro di questo modello».

«Le storie dei workers buyout sono un momento di orgoglio per la cooperazione capace di ricreare lavoro e imprese sul territorio. Una capacità unica perché rigenerano il lavoro in imprese senza padroni». Ha concluso così i lavori Mauro Lusetti, copresidente dell’Alleanza delle Cooperative.

Ue: Giuseppe Guerini alla presidenza di CECOP-CICOPA

Giuseppe Guerini è il nuovo presidente di CECOP-CICOPA Europa, la confederazione europea delle cooperative di lavoro e di servizi, con sede a Bruxelles, eletto all’unanimità durante l’assemblea generale dell’organizzazione nella capitale belga.

CECOP – CICOPA Europa associa 26 organizzazioni di rappresentanza di 15 paesi europei, 35.000 cooperative di lavoro, 12.000 cooperative sociali; 2.000 imprese di proprietà dei lavoratori; 1.000 cooperative di lavoratori autonomi (artigiani e professionisti). Le 50.000 imprese aderenti hanno 1,3 milioni di occupati. Oltre il 95% delle imprese della rete CECOP- CICOPA Europa è costituita da piccole e medie imprese.

«È necessario investire sul piano economico, culturale e sociale, per ricostruire un Europa più sociale a partire dal lavoro e dall’economia» sottolinea Guerini. «In questa transizione – conclude Guerini – le imprese cooperative possono svolgere un ruolo fondamentale, apportando un contributo sul piano metodologico e valoriale.  Le cooperative da tempo sono impegnate in un disegno di economia orientato alla crescita sostenibile, ora servono nuovi investimenti e impulsi innovativi sul piano della tecnologia, dell’educazione, dell’organizzazione e della qualificazione a nuovi profili professionali, nuovi metodi di finanziamento e politiche appropriate».

Codice appalti: con Confcooperative Campania per capire cosa cambia

Offrire strumenti adeguati per affrontare il complesso tema degli appalti. Questo lo scopo dell’iniziativa organizzata da Confcooperative Campania al Centro congressi Tiempo di Napoli con il seminario “Il nuovo codice degli appalti: cosa cambia”, organizzato in collaborazione con le federazioni regionali di Federlavoro e Servizi e Federsolidarietà. Ai lavori hanno partecipato Massimo Stronati, presidente di Federlavoro e Servizi;Giovanpaolo Gaudino, presidente regionale di Federsolidarietà; Umberto Amoroso, presidente regionale di Federlavoro e Servizi; Salvatore Mezzacapo, presidente Sezione Tar Lazio; Rosa Maria Dangelico, professoressa associata in Ingegneria Economico-Gestionale, Università degli Studi di Roma ”La Sapienza”; Alessandro Lucchetti, professore Università degli Studi di Macerata.

«Iniziamo un percorso di analisi e di approfondimento sul nuovo Codice degli Appalti perché esso influisce sul mercato e quindi sulla vita delle nostre imprese. Offrire cultura e consapevolezza equivale ad offrire mezzi, strumenti, ed è una cosa importante per formare una classe imprenditoriale più forte e preparata. Anche questo è un servizio della nostra rete». Lo ha dichiarato Antonio Borea, presidente di Confcooperative Campania

Massima disponibilità a guidare le imprese difronte ai problemi del mercato è stata espressa dal presidente nazionale della Federazione Massimo Stronati, che ha sottolineato come la collaborazione tra le imprese cooperative del settore della produzione e lavoro e del sociale rispetto al tema delle gare e degli appalti sia strategica e intelligente.

Centro Studi Alleanza: cooperative vicine alla svolta, ripartono gli investimenti

I primi quattro mesi del 2016 segnano un notevole dinamismo delle cooperative sul fronte degli investimenti. Un’inversione di tendenza rispetto ai mesi precedenti contraddistinti da un cauto attendismo, con cui si punta a recuperare competitività. Gli occupati tengono, anche grazie alle misure di flessibilità introdotte dal governo; per 3 coop su 4 il fatturato è rimasto stabile o in crescita; in 9 su 10 la posizione competitiva non è peggiorata. Ma a frenare lo slancio sulla strada della ripresa pesa, come nei quadrimestri passati, una domanda interna ancora troppo fiacca. È il quadro di sintesi che emerge dall’ottava indagine congiunturale quadrimestrale prodotta dal lavoro congiunto dell’Ufficio Studi Agci, dell’Area Studi Confcooperative e del Centro Studi Legacoop.

Investimenti: Tutte le cooperative (e in misura più evidente quelle più strutturate) contano di incrementare significativamente gli investimenti. Si tratta di una vera e propria inversione di tendenza che mostra come le cooperative vogliano recuperare la propria capacità competitiva per essere pronte quando la ripresa avrà innestato le marce ridotte.

Fatturato: Una cooperativa su quattro ha segnalato una contrazione dei ricavi, a fronte di un 23,2% che ha dichiarato, invece, un aumento. Sostanziale stazionarietà invece per il restante 51% .

Ritardi Pa: Il 14% ha registrato una riduzione rispetto ai tempi medi di incasso rispetto al quadrimestre precedente. Il 7,4% delle cooperative ha segnalato, invece, un aumento dei tempi, mentre il 78,8% non ha registrato variazioni.

Competitività: Sebbene per la maggioranza assoluta delle cooperative la percezione del posizionamento competitivo nel mercato di riferimento sia, di fatto, stabile rispetto al quadrimestre precedente, prevalgono, seppure di stretta misura, i giudizi positivi rispetto a quelli negativi. Si attesta, su livelli maggiori, infatti, la quota di chi ha definito migliorata la posizione concorrenziale della cooperava, il 10,3%, rispetto a chi, invece, l’ha giudicata, il 9,2%. Nel complesso, l’80,5% non ha segnalato variazioni.

Occupazione: Nel complesso, sebbene il 68,1% dei cooperatori sia riuscito a mantenere stabili i livelli occupazionali nei primi quattro mesi dell’anno, è più alta la quota di cooperative, pari al 18,1%, che ha espresso indicazioni di aumento degli occupati rispetto a quelle che prevedono una contrazione, pari al 13,7%.

Ostacoli alla crescita: Per il 54% dei cooperatori il principale ostacolo resta la debole domanda interna. A seguire si segnala la concorrenza sleale, le offerte al massimo ribasso e la cooperazione spuria (13,2%), l’eccesso di burocrazia unita alle tasse e alla corruzione (7,8%), la scarsa liquidità e il ritardo dei pagamenti, amplificati dalle difficoltà di accesso al credito (7,8%).

Flessibilità in uscita: Per il 49,5% degli operatori, la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro genererebbe una spinta alla crescita dell’occupazione. Per il 13,3% favorirebbe un aumento della produttività. Il 37,2% ritiene, invece, che i meccanismi di flessibilità in uscita recherebbero pochi vantaggi a fronte di maggiori oneri.

 

da Confcooperative Nazionale

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